Marco Masini e la sfiga

scritto da mauro molinari il 3 febbraio 2003 Commenti 2 Musica

Marco Masini, nato a Firenze nel 1964, dopo aver lavorato per diversi anni nel campo della musica come arrangiatore e tastierista (collabora, tra gli altri, con Raf, Gianni Morandi ed Umberto Tozzi), diventa popolare in seguito al proprio exploit al festival di Sanremo del 1990, in cui la sua canzone Disperato si classifica prima nella sezione delle Nuove Proposte. Il primo album (omonimo), contenente la canzone portata al festival ed anche la famosissima Ci vorrebbe il mare…, conquista subito un nutrito pubblico giovanile e scala le classifiche, arrivando a vendere oltre 750.000 copie sul mercato italiano e tedesco. Chiave del successo di Masini è quel suo presentarsi come “uno qualunque”, il tipico ragazzo che potrebbe essere il nostro vicino di casa, ricco di quella disperazione, ma anche di quella grinta e di quella speranza tipiche dei giovani degli anni '90. La sua semplicità (sul palco del festival si presenta con un giubbotto acquistato poco prima a 50.000 lire) ed il suo modo di cantare, caratterizzato da una voce potente e drammatica e da un’estensione vocale fuori dal comune, sono di grande impatto sul pubblico e si sposano perfettamente con le tematiche affrontate nelle sue canzoni, piuttosto atipiche nel panorama musicale contemporaneo.
La poetica del Masini degli esordi, così come confermato dal secondo album, Malinconoia, pubblicato nel 1991 e lanciato, ancora una volta, dal festival di Sanremo con la canzone Perché lo fai (terza classificata nella sezione Big), è infatti permeata da una marcata disillusione e da un netto rifiuto di una “vita che non c’è” (Dentro di te fuori dal mondo), che promette tanto e dà poco (“bisogna imparare ad amare anche il niente” – Il niente) soprattutto ad una generazione giovanile allo sbando (“è la malinconoia che uccide a questa età” – Malinconoia) ed afflitta dal dilagare di alcuni gravi problemi sociali, come la droga (“perché lo fai […] per una dose di veleno che poi, dentro di te, non basta mai” – Perché lo fai), l’anoressia (“se la forchetta torna su, ma senza cibo, perché sa che la tua bocca non ci sta” – La voglia di morire), la gravidanza indesiderata e l’aborto (“lui ti ha detto che non è pronto e che è suo non lo puoi provare, ti ha lasciata da sola e, intanto, tu da sola non sai che fare” – Cenerentola innamorata) ed il disagio interiore (“il tuo dolore è senza voce, sbagliato come il mio, sei chiusa in una noce, con la paura dei tuoi vuoti immensi” – A cosa pensi).

Tuttavia sono proprio questi temi delicati e spesso drammatici a rivelarsi un’arma a doppio taglio per Masini: essi finiscono, infatti, per dipingergli addosso un’immagine da cantante “triste” e “depresso”, che pure non gli appartiene: sebbene, infatti, la sua infanzia sia stata caratterizzata da avvenimenti drammatici, come la morte prematura della madre ed il disaccordo con il padre per via della musica, alla base della sua osservazione dolorosa della realtà quotidiana c'è una forte volontà di riscatto, la speranza in un miglioramento, la ricerca della forza interiore per imporre il proprio io in una società che, invece, tenderebbe a sopprimerlo e la concezione dell’amore come il sentimento più alto e fonte di vita per ogni uomo. E ciò è, d’altra parte, evidente nelle sue canzoni, se solo si è disposti a leggerle con un po’ di attenzione: giusto per citare le medesime canzoni di cui sopra, si potrebbero riportare alcuni versi, come “c'è un sole dentro di te, che sta nascendo, amore, dentro di te” (Dentro di te fuori dal mondo), “eppure c'è ancora qualcosa che vale, la voglia di andare incontro alla gente, la vita è un ragazzo che urla il giornale, invece il silenzio è la voce del niente” (Il niente), “puoi rinascere quando vuoi” (Perché lo fai), “Ma se un giorno incontri lei che invade gli occhi tuoi, e tu non sai che dire, non ci saranno ‘ma’, l'amore ucciderà la voglia di morire” (La voglia di morire), “Poi ti fermi e ritorni indietro, nel mio cuore me l'aspettavo, mentre l'alba ci appanna il vetro tu sorridi a un amore nuovo” (Cenerentola innamorata), “Perché non prendi la mia voce? […] Vorrei spaccare questa noce e liberarti dai tuoi vuoti immensi” (A cosa pensi). Questa voglia di rivincita si trasformerà, negli album successivi, in vera e propria rabbia ed in desiderio di evasione, inteso anche come ritorno agli istinti più semplici, ma veri e sinceri, dell’animo umano. Tuttavia, l’impronta data al “prodotto Masini” dai primi dischi lo accompagnerà sempre, fin anche ad oggi, tanto da valergli l’appellativo di “cantore della malinconoia” (termine che, peraltro, è entrato a far parte del vocabolario della lingua italiana di Devoto-Oli).

Come è nata la voce

Tutto questo, però, forse non basta a giustificare quanto effettivamente accaduto al cantautore fiorentino. Ed infatti è forse un altro il fenomeno scatenante che marchia a
fuoco l'immagine di Masini in quanto persona (prima ancora che artista): ed è il feroce attacco condotto nei suoi confronti dall'ambiente della critica musicale.
Forse per l’incompatibilità tra il linguaggio del mondo giovanile descritto e rappresentato da Masini stesso e l’ambiente alto e perbenista degli “addetti ai lavori”, ma probabilmente anche a causa di forti invidie (l’album Malinconoia, secondo della sua carriera, vende oltre 1.000.000 di copie in Italia, Germania e Francia ed il singolo Perché lo fai è il più venduto in assoluto in Italia nel 1991), egli viene preso di mira e criticato aspramente sotto ogni punto di vista, utilizzando anche il pretesto delle tematiche dolorose affrontate nelle sue canzoni. Quando, infatti, sempre nel 1991 un ragazzo si toglie la vita lasciando uno scritto in cui dice: “vado via con la voce dell’unico amico che mi ha capito”, un giornale persino intitola: “Ascolta Masini e s’ammazza”… Questo rappresenta l’apice dell’orrore scaricato addosso al cantautore fiorentino, contro il quale si scaglierà, in seguito, la stessa Mia Martini, la quale già da tempo si trovava ad affrontare problemi simili a quelli di Masini.
Ma risulterà sin troppo facile, per chi rifiuta il fenomeno Masini, usare anche l’arma del “passaparola” e del vociferare della gente, facendo leva su uno dei fenomeni più emblematici dell’ignoranza diffusa nella “cultura” italiana: la superstizione.

Coincidenza vuole, infatti, che, proprio nel 1991, la Premiata Ditta dedichi un suo sketch a Marco Masini, in cui egli viene descritto come uno iettatore. Lì per lì la cosa è anche simpatica, la facile associazione tra tematiche dolorose e sfortuna dell’io lirico che le affronta può senz’altro far sorridere. Tuttavia lo scherzo diviene vera e propria diceria, suffragata anche da altri personaggi famosi (un noto presentatore, la cui identità non è mai stata rivelata pubblicamente dal cantante, un giorno lo saluta dicendo “se ne va il funesto Masini”, mentre gli 883 nel 1992 scrivono 6/1/sfigato, che parla di un ragazzo che, per far colpo sulle donne, utilizza la musica di Masini, sortendo però l’effetto di rivelarsi ridicolo), e si allarga a livelli tali da portare alla situazione che tutti noi conosciamo: Marco Masini sarebbe, notoriamente, uno sfigato, nonché un porta-sfiga.

Le conseguenze sono tremende e quasi incredibili a raccontarsi: il cantautore fiorentino, esasperato e distrutto per quanto accaduto, prende in considerazione la possibilità di ritirarsi già nel 1993, ma poi reagisce in maniera veemente pubblicando il noto singolo Vaffanculo, canzone di lancio dell’album T’innamorerai, in cui egli racconta tutta la sua storia: dai sogni e le speranze di quand’era giovane (“ero uno di quei figli, sognatori adolescenti, che non vogliono consigli e rispondono fra i denti”) alle difficoltà di affermarsi come cantante (“mi diceva quella gente che s’intende di canzoni: ‘Hai la faccia da perdente, mi dispiace, non funzioni, Masini vaffanculo!”), dalle sofferenze affrontate anche dopo esser diventato famoso (“non importa se ho pianto e sofferto, questa vita fa tutto da sé”) alle accuse di falsità che gli sono state rivolte contro (“chi lo sa che cosa è vero in un mondo di bugiardi, non si può cantare il nero della rabbia coi miliardi”), dal supporto datogli dai tanti ragazzi che credono in lui (“i ragazzi […] che mi scrivono il dolore nelle lettere innocenti […], ma li trovi, una mattina, con la foto sul giornale, in quell’ultima vetrina, con la voglia di gridare al mondo: ‘Vaffanculo!’”) al desiderio di ribadire che egli dà voce alle loro domande, senza proporre delle risposte (“mi dimetto da falso poeta, da profeta di questo fan’s club, io non voglio insegnarvi la vita, perché ognuno la impara da sé”), dal pensiero del ritiro (“me ne andrò nel rumore dei fischi, sarò io a liberarvi di me”) alla propria ribellione di fronte a questa situazione (“ora basta, io sto male, non è giusto, vaffanculo!”), per concludersi con la più diretta accusa nei confronti dei suoi detrattori più infamanti (“finalmente te lo dico, con la mia disperazione, caro mio peggior nemico, travestito da santone: vaffanculo!”). La canzone fa molto clamore e, ancora una volta, si rivela un’arma a doppio taglio: se da un lato dimostra un coraggio ammirevole e conferma l’indiscussa bravura di Masini nello scrivere (assieme a collaboratori storici quali Bigazzi, Dati e Manzani) e nell’interpretare le proprie canzoni (al di là di tutto, la bontà del brano è indiscutibile), ora Masini, oltre ad essere un depresso ed un perdente, diventa anche volgare.

Il ritiro

La reazione di Masini acuisce senz’altro l’avversione degli addetti ai lavori, peraltro presi di mira in prima persona dalla canzone di cui sopra, tant’è che si comincia a delineare una lenta ma effettiva azione di boicottaggio nei confronti del cantautore fiorentino: le sue canzoni non vengono più passate nei più importanti network radiofonici e televisivi in quanto “non adatte al loro target”, le redazioni delle trasmissioni televisive si rifiutano di accogliere Masini come ospite per promuovere gli album successivi in quanto egli è “portatore di energie negative” e via dicendo. Il fenomeno diventa sempre più grave e sempre più limitativo per Masini a partire dal 1995, con la pubblicazione dell’album Il cielo della Vergine e del relativo singolo di lancio Bella stronza (famosissima e splendida canzone d’amore dalle tinte molto forti, che però forse ha fatto più male che bene alla salute della già distorta immagine del ragazzo fiorentino) ed a nulla valgono gli sforzi successivi per tentare di uscire dalla spirale della sfiga: dal rock psichedelico di Scimmie del 1998 alla presunta ritrovata serenità di Raccontami di te del 2000 (“dopo tanta sofferenza ho trovato la mia pace nella vera indifferenza di un Nirvana in controluce, è un cadere a capofitto, scomparire finalmente da quest'incubo rifritto della sfiga del perdente” – Protagonista), dalle influenze anglosassoni ed i ritmi trip hop di Uscita di sicurezza del 2001 all’impegno effettivo e reale con la canzone Figlio della polvere (propaganda per le adozioni a distanza dei bambini del Sudan), dalle nuove tematiche affrontate al rinnovato stile di scrittura dei testi, dal cambio di produzione al successivo ritrovamento artistico con Giancarlo Bigazzi. Questo, e molto altro, passa completamente ed inesorabilmente in secondo piano e si rivela incredibilmente inutile, come se il “prodotto Masini” fosse fermo al 1995 e da lì non si fosse più schiodato.

E così, proprio in segno di disprezzo nei confronti della superstizione, venerdì 13 aprile 2001 Masini annuncia tristemente la propria volontà di ritirarsi dalla carriera di cantautore: egli rifiuta un ambiente musicale corrotto, dove il successo è misurato in base ai soldi messi in gioco, dove gli viene impedito di fare il proprio lavoro a causa di stupide superstizioni e di personaggi senza scrupoli che hanno voluto che egli andasse in fallimento. Tuttavia, lungi dal considerare questo suo ritiro una sconfitta, egli non risparmia ulteriori pesanti accuse, grazie anche al pieno supporto offertogli da personaggi autorevoli della televisione e dello spettacolo, come Adriano Celentano e Maurizio Costanzo, che lo invitano nelle proprie trasmissioni: paragonando il proprio caso a Mia Martini (“un’artista che era la più grande di tutte”, secondo lui), morta suicida da alcuni anni a causa dell’insopportabilità della situazione in cui si era ritrovata per motivi analoghi, Masini dice, senza mezzi termini, di non voler fare la sua fine e che si ritira in segno di protesta e di ribellione. Qualche mese dopo, inoltre, cita in causa la propria casa discografica, la BMG Ricordi, per non aver mai tutelato la sua immagine negli anni passati (sarebbe stato troppo sconveniente) e per non aver promosso a sufficienza gli ultimi dischi, visto anche l’ostruzionismo da parte dei media.
Questo è il tragico epilogo del caso Masini, emblema di come la stupida ed insensata superstizione può causare la morte artistica di un artista che, nonostante tutto, tanto ha dato alla musica italiana e, nel bene e nel male, tanto ha insegnato. Fuori dal coro, c’è ancora una larga fetta di pubblico che non ha mai smesso di ascoltare le sue canzoni, che non si è lasciata sfuggire quanto ben tre album di notevole spessore artistico abbiano da comunicare, al di là di tutti gli avvenimenti di contorno che ben poco hanno a che fare con l’arte di fare musica, e che crede fermamente nelle parole espresse anche dal noto personaggio di fantasia Jack Folla, protagonista di un libro, di una trasmissione radiofonica e di una televisiva, nato dalla penna dello scrittore e regista della RAI Diego Cugia: “la sfiga è un'invenzione dell'ignoranza, è il pugnale alle spalle, l'ultima risorsa di un cretino per distruggere chi sai di non poter essere all'altezza di controbattere con l'intelligenza e con la ragione […] Io ti vorrò sempre bene Mia. E anche a te, Marco, mio fratello, auguro di continuare a portar bene alla musica italiana... e non mollare!”.

Commenti

Boris
26/02/2011 11:17:22
Scusate tanto mi piacerebbe sapere chi sarebbero i presentatori che hanno
messo in giro la voce che masini porta sfiga!
Bei farabutti,hanno rovinato la cariera a Masini.
Pero'sono contento che ci ha ripensato ed e'tornato....
Vai Marco sei un grande!!
Pietro
16/06/2011 14:22:39
A me masini non piace, giusto 4 o 5 canzoni, ma non perché non è bravo, è solo che non è il genere di musica che ascolto.
Ma quello che gli è stato fatto è indecente.
Ricordo come se fosse ieri il ragazzo che si uccise.
A me viene un dubbio, e spero voi possiate smentirmi.

Se è vero che "...la sfiga è un'invenzione dell'ignoranza, l'ultima risorsa di un cretino per distruggere chi sai di non poter essere all'altezza di controbattere con l'intelligenza e con la ragione"

allora mi chiedo, non è che il suo successo crescente ha dato fastidio a qualcuno che ha approfittato della situazione del ragazzo morto e degli sketch, cogliendo la palla al balzo, per etichettarlo e tagliarlo fuori dal mercato.

Ditemi Smile
Commenti chiusi
Seguici via RSS


RecentComments

Ultimi Commenti
Comment RSS
Login
Accedi
 
 
Log in