Il cucchiaino nella bottiglia

scritto da alessandro il 6 settembre 2005 Commenti 2 Commerciali , Interviste

Generalmente questo discorso viene fuori alla fine di una bella cena tra amici, quando è avanzata qualche bottiglia di birra o di spumante. C'è chi insiste nell'infilare nel collo della bottiglia mezza vuota (o mezza piena :-) un cucchiaino da the, al fine di non far sgasare il liquido rimasto. Se qualcuno poi gli chiede a cosa serve o perché lo faccia, egli spiega che è il miglior modo per preservare la fragranza della bevanda. A onor del vero ci sono delle varianti, che si riferiscono alle dimensioni e al materiale del cucchiaino; dicono che se questo sia d'argento il risultato sarà perfetto. Le bottiglie dove usarlo, inoltre, variano dal semplice vino frizzate, allo spumante, allo champagne, alla birra, alle bibite.
Tale pratica non è diffusa solo in Italia, ma anche nel resto dell'Europa. Molti si sono pronunciati per confutare o meno questo metoto. Ad esempio un gruppo di ricercatori ha deciso di provare scientificamente la presunta validità. E' stato il Centro Interprofessionale dei vini di Champagne di Epernay, che nel 1995 ha condotto un esperimento vuotando parzialmente numerose bottiglie della stessa provenienza stappate contemporaneamente. Gli scienziati hanno determinato la variazione della pressione del gas al variare del tempo. Hanno esaminato bottiglie senza tappo, bottiglie con un cucchiaino d'argento e altre chiuse con tappi ermetici o capsule. Tali esperimenti hanno dimostrato che il cucchiaino non è in grado di impedire che la bibita si "sgasi" al contrario dei tappi.
Incerti sull'attendibilità di tale esperimento (di cui abbiamo trovato informazioni solo in rete), abbiamo contattato Il Prof. Flavio Carsughi, docente di Fisica presso l'Università Politecnica delle Marche (Ancona), che molto gentilmente ha risposto alle nostre domande:

Prof. Carsughi, ha mai sentito parlare del metodo di mantenere frizzate una bottiglia tramte l'uso di un cucchiaino? Certo, ne ho sentito parlare e lo uso anche spesso.

Ma questo metodo funziona? Ha dei presupposti scientifici che lo potrebbero far funzionare? Questo metodo sembra funzionare, anche se non ci sono teorie scientifiche che lo supportano. Per completezza, posso aggiungere che se non ci sono prove che la presenza del cucchiaino migliori il perlage del vino, non ci sono altresì prove che esso la possa peggiorare. Nel dubbio, io lo uso regolarmente con mia grande soddisfazione.

Ci sono dei liquidi particolari per cui questo metodo funziona? Il cucchiaino deve essere di un materiale particolare? In linea di principio no, ma la solubilità del gas disciolto è la proprietà fisico-chimica fondamentale. Per diversi vini la solubilità è molto simile e non penso (ma non sono un esperto di enologia) che vari di molto. Per liquidi a diversi contenuti di alcol la solubilità potrebbe anche cambiare, ma sono altresì convinto che la variazione sia comunque non importante.

L’effetto del cucchiaino (che per tradizione popolare doveva essere di puro argento), come ho già detto, non è supportato da alcuna teoria scientifica. Io ho ipotizzato che il suo effetto possa essere legato alla semplice Forza di Archimede che ci permette di galleggiare quando nuotiamo. Allo stesso modo le bollicine di gas che escono dal liquido per uscire attraverso il tappo incontrano una temperatura nelle vicinanze del cucchiaino (fondamentale che sia di metallo) tale da raffreddarle. Diminuendo la temperatura, il volume della bollicina si contrae (legge della dilatazione dei corpi) e la densità (rapporto tra la massa della particella, che non varia con la temperatura, e il suo volume) della bollicina aumenta di conseguenza.
A questo punto la Forza di Archimede dovuta alla presenza di aria, non è più in grado di spingere la bollicina verso l'alto e quest'ultima ricade verso il basso. Ricadendo verso il basso la bollicina potrebbe alterare (e qui il condizionale è d’obbligo perché non ci sono prove scientifiche) l’equilibrio chimico tra le molecole di gas che si trovano sullo strato sopra la superficie del liquido e quelle dissolte nel liquido stesso, con un possibile passaggio di un numero maggiore di molecole dall’aria al vino frizzante. Tutto quanto descritto chiaramente non funziona quando le bollicine del gas e il cucchiaino sono alla stessa temperatura, perché ciò non permette lo scambio di energia termica sottoforma di calore. Quando siamo invece in presenza di situazioni transitorie (quegli intervalli di tempo che permettono ai componenti di un sistema di raggiungere l’equilibrio termico, per esempio subito dopo che la bottiglia è stata inserita nel frigorifero), la temperatura del cucchiaino non è necessariamente uguale a quella delle bollicine di gas e quindi potrebbe portare ad un effetto nel contenuto di gas nel vino frizzante. Durante questi transitori il metallo del cucchiaino si raffredda più velocemente a causa della maggiore conduzione termica e quindi il cucchiaino si trova ad una temperatura inferiore rispetto al vino e a suoi componenti. Quanto durino questi transitori e che effetto possono avere sui vari componenti non è cosa che ho verificato, e quindi potrebbero essere anche talmente piccoli da avere effetti trascurabili, ma comunque la presenza del cucchiaino non danneggia ulteriormente il vino.

Prof. Zare del Dipartimento di Chimica della prestigiosa Università di Stanford, USA, insieme al Dr. H.McGee, autore di successo di molti libri scientifici di cucina, ha effettuato un test di assaggio su 10 diverse bottiglie lasciate aperte per 26 ore (http://news-service.stanford.edu/pr/94/941221Arc4008.html) con il risultato che la presenza del cucchiaino non migliora la qualità del vino, senza però peggiorarla. Un test di assaggio come quello ha comunque il limite di essere non oggettivo e quindi ha una validità limitata.

In conclusione, chiunque si può divertire a prendere due bottiglie di vino frizzante (champagne, spumante o vino frizzante), aprirle e svuotarne circa metà contenuto e metterle in frigorifero vicine tra loro (in modo che eventuali differenze di temperatura siano minime) una con un cucchiaino di metallo e l’altra senza e controllare lo stato del vino assaggiandolo da entrambe le bottiglie a distanza di intervalli di tempo regolari (che può andare da 6 a 48 ore, per esempio). Il problema è: chi se la sente di “sprecare” due bottiglie di vino buono per una prova di questo tipo!!

Commenti

Anonimo Romano Antico
30/08/2010 09:19:05
AVE! Da quello che si evince dalle dotte parole dell'esimio Prof. Carsughi, si può evincere quanto segue: le prove da lui effettuate hanno puramente valore empirico ed estremamente soggettivo non essendo stata effettuata misurazione alcuna dei valori reali dei gas né prima né dopo i suoi esperimenti. L'esimio Prof. essendo un fisico ed avendo la convinzione che il sistema funzioni, cerca di avvalorare la sua teoria con macchinose spiegazioni, concludendo che, comunque, non è dimostrato alcun peggioramento organolettico dello spumante in questione; come a dire: se pure non serve a una mazza, male non gli fà. Che SCIENZIATO !!!
AVE! Anonimo Romano Antico.
BaroneBirra
02/10/2010 12:01:39
Sinceramnete dopo quattro bottiglie di birra, dubito dell'attendibilità delle tue conlusioni. ;)

Ovviamente scherzo

Bell'articolo e complimeti per il sito, saluti
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