La morte di Brian Jones: sacrificio a Satana?

scritto da fabio caironi il 1 aprile 2005 Commenti 0 Musica

Brian Jones è il membro fondatore di due gruppi: i Rolling Stones, e i J-27, ovvero quel gruppo di superstar del rock che hanno abbandonato l’esistenza terrena alla giovane età di 27 anni. In ottima compagnia Brian: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, e altri. Morti, o meglio, volati nella leggenda per cause diverse l’uno dell’altro, ma ognuna velata da un lieve alone di mistero.
Nel caso di Brian Jones, il velo diventa un sudario nero, pesante ed opprimente.

Era lui, giovane enfant prodige della musica, la vera anima delle Pietre Rotolanti, ed è lui che ha incarnato fino alla morte il cliché del gruppo inglese: violenza, droga, sesso, anarchia. Era lui, polistrumentista eccezionale, ad arrangiare i brani della coppia Jagger/Richards; era lui l’ideatore delle melodie psichedeliche e della scelta di strumenti che sembravano fare a pugni con il rock: clavicembalo, flauto, dulcimer, sitar.
Brian Jones è l’anima estetica del gruppo, che lentamente sprofonda in un universo di trasgressione (il consumo di droga smisurato e il sesso, che gli diede sei figli in dodici anni). Fino al fatidico 2 luglio 1969, quando viene ritrovato nella sua piscina, morto.
L’ipotesi più accreditata di questa morte prematura è un abuso di droghe e alcool, rivenuti in quantità massicce nel suo organismo. È la conclusione che molti si aspettavano, l’epilogo di una vita che sarebbe comunque terminata di lì a poco, proprio a causa degli eccessi.
I media non lasciarono cadere la cosa, ed iniziarono ad elaborare trame sempre più ardite e assurde. Ad esempio, sembra che il vero responsabile della morte potrebbe essere una coppia di sbandati, che prestavano servizio in quei giorni nella casa di Jones. Costoro avrebbero tenuto la testa del musicista nell’acqua della piscina fino ad ucciderlo, pieni di rancore per i soldi, le donne, tutto ciò che egli aveva e a loro era negato.
Si lascia la cronaca, e si entra nella leggenda quando si tira in ballo l’oscuro “protettore” dei Rolling Stones, il canale privilegiato per ottenere tutto ciò che si vuole, dai tempi di Faust passando per Robert Johnson. L’aura negativa di Satana segue gli Stones dai primi successi, e con la morte misteriosa di Jones aumenta di botto. Le voci di un celato satanismo di Jagger sono fomentate dalla stampa, e dallo stesso comportamento del gruppo in molte occasioni. Quindi, viene naturale pensare al povero Brian sacrificato a Lucifero dall’invidioso Mick, in cambio del successo eterno. Sarebbe stato Jagger l’artefice della morte del suo ex compagno, circa un mese dopo che egli stesso aveva provveduto a scaricarlo dal gruppo; sarebbe stata la ex di Brian Anita Pallemberg, praticante di magia nera, ad aiutare Jagger nelle pratiche di devozione al Diavolo.
Il legame tra Rolling Stones e Lucifero è lo stesso che legava il Maligno ai musicisti blues, che si dicevano da lui ispirati. Gli Stones sono i loro pronipoti bianchi, in un contesto come quella della Londra anni ’60 e con le droghe e la libertà sessuale che contraddistinguevano quell’epoca. È vero anche, però, che le Pietre Rotolanti lasciarono dietro di sé un numero inquietante di groupies ed amici morti, suicidi e devastati dagli stupefacenti. Brian Jones fu solo il primo?

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